Fallimento a Padova
Questo articolo sarà un po’ lungo ma serve l’intera storia serve per capire la morale.
Mi trovo a Padova per un breve ma molto intenso corso di programmazione.
Arriviamo nel pomeriggio e scopriamo che dove dormiremo, mangeremo e studieremo sarà un unico edificio in mezzo alla zona industriale della città.
Fico o no lo lascio decidere a voi sta di fatto che avevo l’aspettativa di trovarmi almeno in un hotel con la mia stanza e il bagno. La mia privacy per poter affrontare eventuali crisi.
Avevo già abitato in un ostello per un mese, non ci sarebbero state grosse difficoltà.
Poco dopo il nostro arrivo iniziamo a lavorare fino all’ora di cena. L’insegnante super intelligente lo capisci dal linguaggio del corpo e dalla sicurezza che ha oltre al parlare fluido e la continua ricerca di conferme che riusciamo a stargli dietro, io in realtà stavo già soffrendo per la mia ignoranza,
Durante la cena con il professore momento di imbarazzo un po’ generale per il silenzio che si creò vidi, sulla donna che ci serviva la cena, un bel livido al centro della schiena. Iniziai a sentirmi disagio, forse lo avevo solo immaginato.
Torniamo al nostro lavoro e il disagio causato dalla mia ignoranza torna a farsi sentire più forte di prima, forse perché eravamo 3 persone ed io l’unica ragazza.
Andiamo a dormire a mezzanotte il professore è proprio nella stanza accanto alla mia e non riesco a non pensare a quel livido che forse ho immaginato. Ansia, caldo e disagio mi lasciano iniziare un dormiveglia solo dopo le due.
La sveglia è alle 7 sul mio cellulare col risultato che ho dormito male e poco, per le mie necessità.
Tensione e imbarazzo governano la colazione mentre nel resto della mattinata il corso prosegue con falsa comprensione da parte mia di come risolvere il problema assegnato. Tanto tempo passato a litigare sul funzionamento del mio programma e la paura di aver sbagliato si vanno a sciogliere nel momento in cui il professore mi fa notare una piccolezza di cui non avrei nemmeno capito il significato.
Bene la nausea passa, arriva la soddisfazione il mio corpo si rilassa e arriva la fame. Altro pasto imbarazzante per poi essere lasciati soli a lavorare ad un nuovo esercizio di cui intuisco che il professore ha già praticamente dato la soluzione. Ho passato dalle 13 fino alle 15 a perdere la testa dietro prove sbagliate e l’usare la testa per capire il modo giusto di usare quello che il professore ci ha lasciato.
Nel frattempo arrivare alle 16 il mio collega riesce a trovare una strada alternativa apparentemente giusta per risolvere l’esercizio, mentre io non ho cavato fuori un ragno dal buco.
Al ritorno del professore che ci illumina con la semplicità della risposta (vicina alla mia idea di soluzione) si rivela completamente contorno e sbagliato la risposta del collega che io stavo applicando al mio lavoro perdendo tutti i vecchi progressi.
Solo dopo essermi demoralizzata per bene il professore dedica un altro po’ di tempo alla spiegazione successiva che dovrebbe permetterci di risolvere la prova seguente. Ma io non riesco a seguire, a capire nulla di ciò che dice.
Ed è così che è iniziato tutto, con uno schermo vuoto davanti ai miei occhi, la mente confusa e lo sguardo perso nella disperazione di non sapere cosa fare. Solo allora mi accorgo che la mia mano inizia a tremare in modo incontrollato ed è tutto chiaro, sto per avere una crisi.
Inizio a sentire le lacrime arrivare il respiro farsi corto così trovo il modo per allontanarmi dal laboratorio e fuggo nella mia camera. E tutto finisce, nonostante avessi le medicine con me crollo, nel pianto e nel dolore. E solo un pensiero si fa strada nella mia testa: Ho fallito.
Dopo questo tutto è successo velocemente, mio marito mi ha chiamato e da solo ha scelto che il modo migliore per aiutarmi era portarmi via da lì. E gliene sono grata perché non so come avrei affrontato il corso con questa consapevolezza.
Ho parlato con molte persone ed ho capito una cosa. Mi sono messa di fronte una prova troppo grande per il mio stato di salute e il mio corpo ha deciso di prendere il sopravvento sul mio controllo.
Sto scrivendo questo sapendo che non ho ancora superato questo piccolo fallimento ma ho comunque capito che in queste situazioni bisogna prima di tutto ricordarsi che abbiamo dei limiti.
Io ho superato il mio limite ed il mio corpo me lo ha fatto capire. Con quello che è successo ho capito che non era il momento giusto per una prova così grande e ciò che dobbiamo sempre ricordarci e di fare un piccolo passo alla volta.




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