Panico a Livorno
È difficile descrivere gli attacchi di panico.
Ti manca l’aria, non riesci a collegare il cervello e la paura diventa irrazionale.
È poi peggio quando questo avviene fuori casa, lontano dalle persone che si conoscono ebbene a me è successo a Livorno.
Premetto che il giorno prima avevo passato una ottima giornata, preso il sole, fatto un ora di SUP (sport su tavola) e qualche bagno.
La stessa mattina invece ho dovuto correre un po’ per una riunione su Skype, in inglese (lingua in cui non sono ancora afferratissima) e tutto sommato ne esco soddisfatta.
Quando però esco dal parcheggio li avviene il disastro. Tampono una macchina ferma (nessun ferito) ed io nel panico (era il mio primo incidente causato da me) fuggo verso la mia seconda meta della giornata.
Non potete immaginare i pensieri successivi. Sono una pessima persona, ho fatto un danno, fa che non accada nulla di male, fa che nessuno abbia visto o preso il numero di targa. In sostanza non volevo causare il problema e tanto meno volevo avere i problemi io. (Ancora mi dispiace per quello che è successo e mi ritengo io stessa una vigliacca).
È stata la prima volta in vita mia che sono fuggita da una responsabilità.
Così ancora prima di arrivare al parcheggio iniziai a piangere come una fontana. Poi successivamente mi è preso l’attacco di panico.
Cosa che consiglio a tutti è: abbiate sempre un appoggio per queste situazioni.
Tra sensi di colpa, dolore, rimpianto e una grande dose di insulti verso me stessa. Ma in tutto questo c’è una luce, il gruppo di muto aiuto su WhatsApp. Con l’aiuto di persone con le mie stesse problematiche sono riuscita a recuperare il controllo, guidare fino ad un centro psichiatrico e li ho trovato un posto sicuro, dove molto gentilmente e in modo premuroso mi hanno concesso di restare per calmarmi dopo aver ascoltato la mia storia.
Il mio messaggio per questo viaggio all’interno di noi stessi è: Non abbiate paura, abbiate coraggio di chiedere aiuto e non sarete mai soli.




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