Sconforto a Giaredo
Dopo un sabato di tristezza assoluta e stato per me indescrivibile considerare l'idea di uscire di nuovo di casa.
Colta dalla paura di essere nuovamente delusa nelle aspettative, magari troppo alte.
Ignorante se sarei stata male davanti a un sacco di sconosciuti.
Tutto questo però non mi ha fermata, avevo un obbligo verso me stessa e le persone che sarebbero venute con me e l'ho rispettato. In più ho fatto tutto quello che ho potuto per restare in sicurezza.
Avevo già preparato tutto il giorno prima. Mi sono svegliata la mattina in orario ed ho fatto colazione mentre mi preparavo due panini. Poi sono uscita, un po’ carica e un po’ in ansia, per le persone nuove che avrei conosciuto e con cui avrei condiviso questo viaggio.
Inizialmente il viaggio in macchina è stato un po’ silenzioso, ma siamo riuscite a trovare argomenti in comune di cui parlare. Con una persona in particolare ho sentito subito un buon legame ma, nonostante questo, sono riuscita comunque a massacrarmi lo smalto delle unghie.
Mi ero organizzata bene avevo preso lo Xanax la mattina, ho preso altre gocce dalla boccetta prima di partire per gli stretti e ho affidato quella stessa boccetta alla guida che ci avrebbe portato in esplorazione.
Gli stretti di Giarendo sono stati un posto magico, un posto di tranquillità, calma e sicuramente speciali per coloro che amano la natura. Mi hanno infuso piacere, mi hanno dato un senso di forza perché riuscivo a mantenere il passo con gli altri, mi hanno regalato un senso di inclusione perché ogni tanto ci scappava una battuta, una risata o si chiacchierava di qualcosa.
E dopo un po’ di tempo nell'acqua, poco tempo, tutta la paura era passata. Il brivido dell'avventura faceva parte di me, la voglia di scoprire quei nuovi posti era diventata il mio carburante. La voglia di stare dietro al passo delle guide era quello che mi spingeva a fare sempre un passo avanti e la compagnia che avevo trovato mi ricordava sempre che non dovevo correre ma godermi almeno un po’ di quel natura indescrivibile.
Successivamente quando siamo dovuti tornare indietro la delusione già stava governando il mio cuore. Non avevo potuto godere abbastanza di quei momenti, di quegli spazi. Non ho potuto fare quello che avrei fatto, se fossi stata in un gruppo più piccolo, più intimo. Mi rimase l'amarezza in bocca di non aver potuto esplorare quel posto come avrei voluto. Mi sentivo come se non provassi niente, nessun tipo di entusiasmo, come se tutto l'amore per quel posto e il valore della scoperta fossero svaniti e d'un tratto quell'esperienza sembrava diventata inutile rispetto al costo che mi era comportato.
In pratica tutt'a un tratto mi sentivo vuota. Quella che era rimasta era la speranza di tornare a casa presto e di non sentire più quel vuoto dentro. Speravo di trovare nelle ragazze che mi accompagnavano un riscontro simile al mio. Mentre ci incamminavamo per tornare alle nostre macchine, tutti rispondevano di essere entusiasti, di essere felici di quell'esperienza che per loro era stata unica mentre per me, in quel momento, sembrava non significare abbastanza.
Finché non mi dissi questa è la depressione che fa perdere valore a ogni esperienza bella di cui gli altri normalmente riescono a godere.
Quando finalmente siamo arrivati alla macchina un’idea era stata cambiata. I piani che prevedevano un pranzo al sacco minacciavano di diventare un pasto in birreria e io non avevo abbastanza soldi.
Ero spaventata perché non sapevo quanto avevo nel portafoglio oramai, né me la sentivo di spendere ancora. Fortunatamente con le ragazze che mi accompagnavano decidemmo che avremmo comunque mangiato il nostro pranzo al sacco e preso semplicemente una birra. Per questo i soldi ce li avevo, e successivamente ci facciamo un giro per il centro di Pontremoli guardando il duomo da fuori, le stradine del centro e vedemmo anche la città dall’alto della fortezza. Senza entrare.
I soldi mi restavano contati finché non mi ricordai che comunque avevo sempre una scorta nascosta nel portafogli. Allora cominciai a sentirmi sollevata almeno potevo restituire i soldi di ciò che non avevo pagato io alle ragazze, che avevano offerto la colazione, l'autostrada e la benzina.
Quando finalmente tornammo verso casa era tornato l'imbarazzo di un silenzio che sembrava tombale. Causa la stanchezza, e nonostante qualche discorso scarso, di nuovo ero tornata l'ansia e il massacrarmi le unghie. Avevo saltato anche lo Xanax del pomeriggio ma nonostante una leggera ansia stavo bene.
Quando finalmente fummo arrivate a casa della mia amica, ripresi la macchina e mi resi conto che in realtà era stata un'ottima giornata. Avevo fatto conoscenze, avevo forse stretto una nuova amicizia o comunque trovato qualcuno molto simile a me coi miei sensi interessi e tutto sommato abbiamo passato una giornata migliore di quelle precedenti. Ero finalmente soddisfatta e stanca.
Da questa esperienza ho imparato che non bisogna farsi demoralizzare dai nostri sintomi. Dobbiamo renderci conto che se siamo depressi non potremmo essere mai felici quanto gli altri. In più successivamente scoprii che era per i farmaci che non potevo provare quell’entusiasmo che gli altri provavano.
Quindi ci dobbiamo godere quello che abbiamo, per come lo viviamo. Senza paragonarci mai agli altri perché è lo sbaglio più grande che possiamo fare.
Inoltre posso anche dire che a volte l'ansia ci fa andare in allarme quando la ragione invece è sempre dalla nostra parte.




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